Fatti, errori e fiabe sulla displasia dell’anca
La displasia del cane

Cose su cui riflettere
Internet è una cosa meravigliosa. Tutto ciò che è noto nell’universo, può essere ricercato da un computer portatile. Tuttavia, chiunque disponga di un laptop può pubblicare ciò che desidera e chiamarlo “informazioni”. Per alcune cose, importa davvero se è sbagliato. Ecco perché ho creato questo articolo: in effetti ci sono cose su cui riflettere.
Riconoscimento di eccellenza
Attraverso il mio team di laboratorio di ricerca, forniamo affidabilità per la caratterizzazione dei geni della displasia dell'anca e dei gomiti.
Ad oggi sono l'unico allevamento in Italia che continua a rinnovarsi grazie agli studi, potendo garantire tale salute ai nostri cuccioli.
1. La genetica conta poco?
Alcuni colleghi sostengono che l’accumulo di oltre 50 anni di dati abbia ormai portato al consenso che le cause della displasia dell’anca canina siano principalmente ambientali e poco legate alla genetica.
In realtà non esiste alcuna fonte attendibile a sostegno di questa affermazione. Dopo decenni di ricerca, i geni responsabili della displasia non sono ancora stati identificati con precisione, ma resta indubbio che la genetica abbia un ruolo rilevante.
È vero che anche i fattori ambientali incidono, ma l’ereditabilità non indica se un tratto sia genetico o meno: misura invece la quota della variazione del tratto spiegata da differenze genetiche. Sappiamo che molti geni sono associati alla displasia, perché è una condizione poligenica .
👉 Pertanto, l’affermazione n. 1 è falsa .
2. Com’è possibile?
È noto che da genitori displasici possano nascere cuccioli sani, così come da genitori con anche eccellenti possano nascere cuccioli displasici.
Questo non è affatto un mistero: un cucciolo nato da genitori con “buoni geni” può comunque sviluppare displasia a causa di fattori ambientali o per la presenza di geni non ancora identificati. Al contrario, un cucciolo nato da genitori con displasia può avere anche anche normali.
Ci sono molti, molti tratti che si comportano in questo modo (pensa ai genitori grassi con bambini magri e viceversa).
La genetica non è tutto: si tratta di un tratto poligenico complesso che interagisce con l’ambiente.
👉 La risposta corretta è: perché non è soltanto genetico .
3. Biomeccanica vs genetica
Taluni autori sostengono che la displasia dell’anca sia da interpretare quasi esclusivamente come un processo biomeccanico, con un coinvolgimento genetico marginale. Tale riduzionismo, tuttavia, non trova conferma in letteratura.
È indubbio che la biomeccanica articolare contribuisca all’evoluzione del quadro clinico, ma i dati più recenti evidenziano come la patologia abbia natura complessa e multifattoriale. La displasia è infatti il risultato dell’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali, non unicamente di forze meccaniche anomale.
“La displasia dell’anca è l’espressione di un pool di suscettibilità genetiche associate a fattori di stress ambientale, che determinano un rimodellamento articolare progressivo e degenerativo.”
👉 Conclusione: l’affermazione n. 3 è falsa .
4. La displasia è congenita?
Un’altra convinzione diffusa è che la displasia dell’anca sia un difetto congenito, quindi presente alla nascita. Le evidenze sperimentali dimostrano invece che tutti i cuccioli nascono con articolazioni coxo-femorali normali, caratterizzate da superfici cartilaginee congruenti.
La mineralizzazione ossea e la crescita muscolo-scheletrica determinano la progressiva conformazione dell’articolazione. In questo processo, fattori genetici e ambientali possono interagire alterando la normale stabilità articolare e innescando il rimodellamento patologico tipico della displasia.
👉 Conclusione: l’affermazione n. 4 è vera .
Approfondisco questi aspetti nel mio articolo: Le 10 cose più importanti da sapere sulla displasia dell’anca canina.
Esercizio, nutrizione e fattori ambientali nella displasia dell’anca
Esercizio fisico: amico o nemico?
L’esercizio rafforza i muscoli delle gambe e del bacino, aumentando la stabilità dell’articolazione dell’anca. Ma non tutti i tipi di esercizio sono uguali. Cuccioli cresciuti su superfici scivolose o con accesso alle scale prima dei 3 mesi hanno un rischio più elevato di displasia. Al contrario, il movimento libero su terreni morbidi e irregolari riduce il rischio.
Curiosamente, i cuccioli nati in estate mostrano un rischio minore, probabilmente perché trascorrono più tempo all’aperto e al sole. Invece, attività come inseguire regolarmente una palla o un bastone sono state associate a un rischio maggiore di sviluppare anche displasiche.
🔎 Periodo critico: dalla nascita fino a 8 settimane. In questa fase, l’esercizio e la nutrizione sono determinanti.
Alimentazione e crescita
I cuccioli in crescita devono ricevere la giusta quantità di cibo: abbastanza per sostenere la crescita, ma non al punto da diventare sovrappeso. L’eccesso di peso è infatti un fattore di rischio importante per la displasia.
Un altro rischio è rappresentato dall’eccesso di nutrienti, soprattutto il calcio. Gli integratori non sono necessari se si utilizza un alimento commerciale bilanciato di qualità: un eccesso può persino causare gravi problemi. Non ci sono prove che supplementi di proteine o vitamine riducano il rischio di displasia.
I cani, essendo carnivori, prosperano con una dieta specie-specifica a base di carne, ossa e organi crudi: un modello nutrizionale più vicino a quello naturale.
Uno sguardo alla storia
Nel 1965, appena trent’anni dopo le prime segnalazioni, la displasia dell’anca era stata identificata in ben 55 razze in tutto il mondo. E presto non fu solo l’anca: emersero problemi anche a gomiti, spalle, garretti e ginocchia.
Come è possibile che una patologia strutturale si diffonda così rapidamente in così tante razze in pochi decenni? Se fosse puramente genetica, i geni responsabili sarebbero sempre stati presenti nella popolazione canina. Perché allora la displasia si manifesta solo dopo gli anni ’30?
📌 Negli anni ’40 si diffonde il cibo commerciale per cani. Parallelamente, aumentano drasticamente le patologie scheletriche, epatiche, pancreatiche e tumorali.
Quindi ecco alcune domande che nessuno si sta ponendo:
- Com’è possibile che la displasia e altri problemi strutturali siano comparsi e diffusi così rapidamente?
- La displasia esisteva prima del 1935? Se sì, era comune?
- Se non esisteva, da dove è arrivata?
- Perché nonostante radiografie e selezione di massa non siamo riusciti a eliminarla?
- Quali altri fattori ambientali, oltre ai geni, hanno avuto un ruolo decisivo?